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Il futuro della moda passa dalle passerelle uomo?

  • Alessio Bruno
  • 2 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Tra Prada, Saint Laurent e Dior, le collezioni uomo Spring Summer 2027 sembrano sempre meno interessate a dirci come vestirci e sempre più interessate a chiederci chi vogliamo essere.


Guardando le sfilate presentate tra Milano e Parigi ho avuto una sensazione sempre più chiara.

Le passerelle uomo stanno diventando uno dei luoghi più interessanti da osservare per capire dove sta andando la moda.


Non necessariamente dal punto di vista delle tendenze.

Ma da quello delle idee.


Per molto tempo la moda maschile è stata considerata il territorio delle regole. Più prudente, più prevedibile, spesso meno incline alla sperimentazione rispetto a quella femminile.

Oggi qualcosa sembra essere cambiato.


Le collezioni Spring Summer 2027 raccontano uomini che non vogliono più essere definiti da una sola idea

di mascolinità. Il tailoring continua a esistere, ma perde rigidità. L'eleganza rimane, ma non è più legata a un insieme di codici immutabili. Diventa interpretazione, scelta personale, libertà.

Ciò che colpisce non è soltanto l'aspetto estetico delle collezioni.

È il tipo di conversazione che sembrano voler aprire.


Per anni la moda maschile ha raccontato archetipi facilmente riconoscibili: l'uomo d'affari, il ribelle,

il dandy, lo sportivo.


Oggi quei modelli sembrano meno rilevanti.


Prada continua a interrogarsi sul significato stesso dell'abbigliamento maschile. La collezione Primavera/Estate 2027 porta un titolo semplice ma significativo: Clarity.

Miuccia Prada e Raf Simons descrivono questa ricerca come una reazione all'eccesso

e a quello che definiscono "design inutile". Non una semplificazione, ma una scelta consapevole.

Un processo di sottrazione che punta a lasciare soltanto ciò che è davvero necessario.

È una riflessione che va ben oltre i vestiti.

In un'epoca dominata da immagini, informazioni e stimoli continui, la chiarezza diventa quasi

un atto di resistenza.



Saint Laurent, attraverso la visione di Anthony Vaccarello, percorre una strada diversa.

Le sue collezioni raccontano una mascolinità elegante, sensuale e sicura di sé. Un uomo che non rinuncia

al fascino, ma che lo interpreta con una libertà che sarebbe stata impensabile qualche decennio fa.



Dior, sotto la direzione di Jonathan Anderson, amplia ulteriormente il vocabolario della moda maschile.

Le sue collezioni mettono in dialogo sartoria, cultura contemporanea e riferimenti artistici, costruendo

un uomo che non teme la complessità.



Tre visioni molto diverse tra loro che condividono però una stessa intuizione:

oggi non esiste più un solo modo di essere uomini.


Forse è proprio questo l'aspetto più interessante delle passerelle maschili contemporanee.

I vestiti non sono più il punto di arrivo della conversazione.


Sono il punto di partenza.


Attraverso la moda si parla di identità, vulnerabilità, appartenenza, libertà e consapevolezza.


Le passerelle uomo non stanno raccontando soltanto come ci vestiremo nel 2027.


Stanno raccontando quali valori sembrano diventare importanti nel 2027.


Negli anni Novanta la moda maschile ci diceva come vestirci.

Oggi sembra volerci chiedere chi vogliamo essere.

E forse è proprio per questo che guardare una sfilata uomo è diventato uno dei modi più interessanti

per osservare il presente

 
 
 

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