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Mousganistan

  • Alessio Bruno
  • 25 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Esiste un luogo chiamato Mousganistan.


Non compare sulle mappe e non appartiene a nessun confine geografico preciso. Eppure è il posto da cui sembrano provenire molte delle immagini create da Mous Lamrabat. Un paese immaginario costruito attraverso la memoria, la migrazione e il senso di appartenenza, nato dall'esperienza personale del fotografo marocchino-belga e trasformato nel cuore della sua ricerca visiva.



Guardando il lavoro di Mous Lamrabat si ha spesso la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di familiare

e allo stesso tempo completamente nuovo. Le sue fotografie vivono nello spazio in cui tradizione e cultura pop smettono di essere opposti. Le radici marocchine dialogano con la moda contemporanea, l'estetica islamica incontra i simboli della cultura globale e ciò che potrebbe sembrare distante trova improvvisamente un punto

di incontro.


La cosa più interessante è che tutto questo non nasce da una costruzione teorica, ma da una storia personale. Prima delle collaborazioni con Vogue, Nike o Burberry, Mous fotografava le persone più vicine a lui.

Sua madre, i fratelli, i nonni, la famiglia. La fotografia era un modo per osservare il mondo che conosceva meglio e, forse, per trovare un equilibrio tra le diverse identità che convivevano dentro di lui.



Con il tempo quel racconto privato è diventato qualcosa di più grande. Mousganistan è il luogo simbolico in cui il Marocco incontra il Belgio, dove il passato dialoga con il presente e dove culture diverse non vengono semplificate per essere comprese, ma mantenute nella loro complessità.

Osservando le sue immagini mi sono chiesto se non stia accadendo qualcosa di simile anche nella cultura contemporanea. Per molto tempo essere moderni sembrava significare uniformarsi. Oggi, invece, molti dei creativi più interessanti sembrano trovare la propria voce proprio nelle differenze, nelle radici e nelle storie personali.


Forse è per questo che il lavoro di Mous Lamrabat risulta così attuale. Le sue fotografie non parlano soltanto

di moda o di estetica. Parlano della possibilità di appartenere a più mondi contemporaneamente senza sentirsi obbligati a scegliere. Essere marocchini e belgi. Tradizionali e contemporanei. Locali e globali.

In un'epoca che continua a cercare definizioni semplici, Mous Lamrabat sembra ricordarci che l'identità

è qualcosa di molto più sfumato. Non è una categoria da cui partire o una casella da riempire.

È una conversazione continua tra ciò che ereditiamo e ciò che scegliamo di diventare.



Forse la forza delle sue immagini sta proprio qui. Non cercano di spiegare chi siamo. Ci mostrano che possiamo essere molte cose contemporaneamente e che, a volte, il luogo a cui apparteniamo davvero è quello che impariamo a costruire lungo il cammino.

 
 
 

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