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Confessions II: il coraggio di tornare dove tutto aveva funzionato

  • Alessio Bruno
  • 3 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono artisti che passano gran parte della loro carriera cercando di prendere le distanze dalle opere che li hanno resi celebri. Forse perché sanno che il confronto con il passato è quasi sempre rischioso.


Madonna, invece, sembra aver scelto la strada opposta.



Con Confessions II torna a confrontarsi con uno dei capitoli più amati della sua storia artistica,

Confessions on a Dance Floor, l'album che nel 2005 trasformò la pista da ballo in un manifesto pop capace di attraversare generazioni.

Vent'anni dopo sarebbe facile leggere questa scelta come un'operazione nostalgia.

Ascoltando il disco, però, la sensazione è diversa.


Madonna non sembra interessata a rivivere quel momento. Sembra piuttosto interessata a dialogare con esso. A osservare quella versione di sé da una prospettiva nuova.

Anche i continui richiami alla propria discografia sembrano muoversi nella stessa direzione. Le atmosfere che evocano Justify My Love, Bedtime Story ed Erotica non appaiono come semplici citazioni, ma come frammenti di una conversazione che Madonna continua a intrattenere con la propria storia.

È però nella parte finale del disco che questo dialogo assume un significato ancora più intimo.


Fragile, dedicata al fratello Christopher Ciccone, scomparso nel 2024, mette da parte l'energia della pista da ballo e lascia spazio al ricordo. Non c'è alcun desiderio di spettacolarizzare il dolore, ma piuttosto la volontà di fermarsi e attraversarlo.


Con The Test la conversazione cambia ancora forma. Il duetto con Lourdes Leon sembra chiudere un cerchio iniziato molti anni fa con Little Star, il brano che Madonna aveva dedicato alla figlia in Ray of Light.

Oggi quella bambina è diventata una donna e il dialogo continua, ma da un luogo completamente diverso.


Va detto anche che Confessions II non possiede la forza dirompente di molti album che hanno segnato la carriera di Madonna. Non c'è la provocazione di Erotica, la spiritualità di Ray of Light o quella capacità quasi profetica di anticipare il proprio tempo che per decenni l'ha resa una delle artiste più influenti della cultura pop.


Questo disco non sembra voler inaugurare una nuova era né tentare l'ennesima rivoluzione. Madonna non sta cercando di cambiare ancora una volta la cultura pop. Sembra piuttosto interessata a osservare il proprio percorso con maggiore consapevolezza, a dialogare con la propria storia, con le persone che ha amato, con quelle che ha perso e con le diverse versioni di sé che si sono succedute nel tempo.

Più che un nuovo capitolo, Confessions II assomiglia a un momento di riflessione. Un lavoro che non guarda al passato per rifugiarsi nella nostalgia, ma per comprenderne il significato alla luce del presente.



È forse qui che Confessions II trova il suo significato più interessante.

Non nel tentativo di tornare al passato.

Ma nella capacità di metterlo in dialogo con il presente.

In un momento storico in cui la nostalgia sembra essere diventata uno dei linguaggi dominanti della cultura pop, Madonna sceglie una strada più complessa. Non torna indietro per rifugiarsi nel ricordo. Torna indietro per capire cosa quel ricordo abbia ancora da raccontare.


Forse crescere non significa smettere di guardarsi indietro.


Forse significa trovare il coraggio di incontrare di nuovo la persona che eravamo e scoprire che, nel frattempo, siamo cambiati anche noi.

 
 
 

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