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Enrica Tesio. Ridere della Vita

Alessio Bruno
4 giorni fa
Tempo di lettura: 5 min

Ci sono persone che hanno il talento di prendere una cosa apparentemente piccola e riuscire a trasformarla in una storia. Enrica Tesio fa proprio questo: osserva la vita, le sue contraddizioni, le relazioni, la famiglia, le piccole cose di tutti i giorni e trova il modo di raccontarle con ironia, leggerezza e una buona dose di verità.

Forse è proprio questa la cosa che mi ha sempre colpito della sua scrittura: la capacità di farci ridere di situazioni nelle quali, probabilmente, ci siamo trovati tutti almeno una volta.


E, come sempre nelle THE11TH Conversations, prima di cominciare facciamo una

cosa semplice: ci sediamo allo stesso tavolo e ordiniamo qualcosa da bere.




Ciao Enrica. Prima di iniziare questa conversazione, rompiamo il ghiaccio.

Facciamo finta di essere seduti allo stesso tavolo: io ordino un calice di rosso.

Tu cosa scegli?


E: Bianco fermo. Sono una vera madaminchia.

 

1 Ci conosciamo da anni e abbiamo condiviso tanti anni di lavoro insieme, in un’agenzia di comunicazione a Torino. Bei tempi! Quindi potrei chiederti cosa pensi di me, ma questa è una domanda che ti faccio in privato. Preferisco partire da te: quando ripensi alla Enrica di quegli anni, cosa riconosci ancora nella persona che sei oggi?

 

E: Per te solo tanto amore. Sono quella stessa persona, spero con più esperienza e quindi (spero) più capacità di accettare la vita così come viene. Ho meno voglia di avere ragione. Poi sai mi è successo di scrivere nel mio ultimo libro (cose che ti dico mentre dormi) di come fossi snob alle superiori, mi ha contattato una compagna per dirmi che invece lei aveva un ricordo di me bellissimo, di una persona molto gentile e altruista. Noi ci vediamo sempre come ci sentiamo e non come siamo temo.

 

2 Tu sei una copywriter e con le parole ci sai fare. Ricordo quando hai iniziato a scrivere il tuo blog, TIASMO, che trovavo geniale. Cosa ti aveva spinto a iniziare a scrivere quel diario e quando hai capito che potevi trasformare quella necessità di raccontare in qualcosa di più, fino a diventare una scrittrice e raccontare storie?

 

E: Fu un gioco. Lo aprii perché ero stata lasciata dal padre dei miei figli più grandi, allora avevano due anni uno e sei mesi l’altra. Raccontavo i primi periodi da sola, le difficoltà e anche il divertimento. Ebbe un grande successo perché probabilmente si sentiva l’onestà e poi tutti prima o poi abbiamo passato periodi così. Sono passati tanti anni, quasi 14 e ancora credo che mi leghi questo alle persone: dico le cose che sentiamo tutti, forse le scrivo un pochino meglio.

 

3 La tua scrittura ha sempre avuto una componente ironica molto forte. L’ironia per te è più un modo per raccontare le cose o un modo per sopravvivere alle cose?

 

E: L’ironia è il modo per dire che sei figa affermando il contrario, in pratica ne esci benissimo facendo la parte della scema. Se cadi su una buccia di banana gli altri ridono, se tu racconti che sei caduta su una buccia di banana e ci scherzi su ridete insieme e tu da vittima torni a essere quella che gestisce la situazione. È un bel meccanismo.


 

04 A un certo punto hai iniziato a raccontare la vita, le relazioni, la famiglia, le piccole cose quotidiane. Quando una cosa che succede


a tutti diventa, per te, una cosa che vale la pena raccontare?


E: Se la sento, la racconto. Ma non è una decisione a tavolino. A me piace moltissimo far ridere, però per assurdo riesco a scrivere cose divertenti solo se sono triste…

 

05 Tra lavoro, figli, compagno e tutto il resto, quando riesci a chiudere la porta al mondo e a rintanarti finalmente a scrivere?


E: Scrivo la sera, mi obbligo a scrivere la sera, tipo adesso ho iniziato un romanzo nuovo e lo prendo come un esercizio quasi fisico. Io sono un po’ soldatino.

 

6 Oggi viviamo in un mondo in cui scriviamo continuamente. Scrivere, poi! Utilizziamo emoji come se fossimo tornati ai tempi dei geroglifici. Eppure, forse, le parole sembrano avere sempre meno peso. Secondo te, che importanza ha ancora la parola in un mondo dominato dai social? E cosa significa oggi scegliere davvero le parole che usiamo?

 

Si scrive moltissimo in realtà, il problema è che si legge poco. Le parole sono da scegliere con attenzione, ma secondo me bisognerebbe anche abbassare i toni sulla paura delle parole sbagliate e puntare l’attenzione sulle intenzioni. Lo scrivere aiuta a capirsi e farsi capire quindi credo sia un grande sfogo, soprattutto femminile, almeno è quello che vedo intorno a me.

 

07 Io Torino l’ho sempre considerata casa mia, anche dopo averla lasciata. Tu hai un posto della città a cui sei particolarmente legata?


E: La zona in cui sono cresciuta fino ai 9 anni, che è Vanchiglia, i miei nonni avevano un ristorante lì, è il posto dei miei ricordi.


8 Parliamo di uomini. Enrica, hai qualcosa da dichiarare?


E: Sto a posto.

 

9 Una volta hai scritto che “prima o poi l’amore arriva e t’incula”.

E come darti torto: credo che di amore potremmo scriverne a fiumi. Ma a distanza di anni, sei ancora così cinica sull’amore o nel frattempo ti sei ricreduta?

 

Credo che le nuove generazioni abbiano un’incredibile paura di soffrire, cercano relazioni quasi igieniche, pulizia di intenzioni. Ma l’amore continuo a pensare sia una questione anche sporca, che ti mette in contatto con una parte buia di te, non solo con quella lieta.

Alla fine ci vuole anche l’inculata, il cuore è come un biscotto della fortuna cinese, devi romperlo perché ti dica qualcosa.

 

10 Se questo momento della tua vita avesse una colonna sonora, quale canzone partirebbe appena entri nella stanza? E perché?


E: Uh bello: The power of love. Perché è una canzone che mi commuove tantissimo sempre.



11 Facciamo un gioco. Devi scegliere tre persone, vive o morte, famose o meno. Con una vai a cena, con una parti per un viaggio

e con una passi una notte a parlare fino all’alba. Chi scegli?


E: A cena con il mio compagno. 

Il viaggio con mia madre

La notte con i miei figli più grandi, ma li vorrei rivedere piccolini intorni ai cinque anni

e passeremo la notte in campeggio.



Purtroppo siamo arrivati alla fine della nostra conversazione. Come ti avevo accennato,

le regole di THE11TH Conversations sono chiare: undici domande.

Ma visto che sono curioso e che un’ultima domanda non ha mai fatto male a nessuno, approfitto del mio ultimo sorso di rosso per chiedertene ancora una.

 


12 E' uscito Cosa ne sanno i poeti, il tuo ultimo lavoro.

Il titolo sembra quasi una domanda alla quale non esiste una risposta definitiva. Ma alla fine, secondo te, cosa ne sanno

davvero i poeti?

 

E: Non ne sa niente nessuno, siamo tutti principianti, ma loro ne fanno un’arte del loro essere principianti.


Alla fine di questa conversazione mi rimane una certezza: siamo tutti principianti.

Me compreso, anzi.

E forse va bene così. In fondo, la vita è una grande messa in scena e siamo tutti un po’ principianti, mentre cerchiamo di capire come si fa.


Enrica, però, ha trovato un modo piuttosto efficace per esserlo: scriverne, farci ridere

e riflettere.


Forse è già un ottimo modo per cominciare.

 


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