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Un rosé con Marilyn Monroe

Alessio Bruno
30 mag
Tempo di lettura: 5 min

Marilyn Monroe è una delle persone più raccontate della storia.

Le hanno dedicato libri, film, mostre, documentari. Hanno analizzato i suoi amori,

i suoi vestiti, le sue fotografie e perfino il rossetto che usava.

Eppure, tra tutte le cose che sappiamo su Marilyn Monroe, continuo a chiedermi cosa direbbe oggi.

Così ho provato a immaginare una conversazione diversa.

Una chiacchierata davanti a un bicchiere di rosé. Parlando di fama, femminilità, social media

e di cosa significhi continuare a essere Marilyn Monroe cento anni dopo.


Un piccolo esperimento editoriale costruito attraverso interviste, frammenti d'archivio,

cultura pop e intelligenza artificiale.

Perché dopo tutto quello che è stato scritto su Marilyn Monroe, forse la cosa più interessante

è provare, per una volta, ad ascoltare la sua voce.




Ci siamo dati appuntamento alle undici.

Sono seduto da un po'.

Il rosé è già arrivato.

Marilyn no.

Quando finalmente entra, capisco subito che alcune abitudini non cambiano mai.

Indossa Saint Laurent.

Naturalmente entra come se la stanza le appartenesse da sempre.

Si siede.

Sorride.

E per un attimo capisco perché il mondo non abbia mai smesso di parlarne.


Prima di iniziare devo chiedertelo:

il rosé va bene? È di tuo gradimento?

Direi di sì

E poi diciamolo... il rosé è molto più sottovalutato di quanto meriti.

Un po' come certe bionde ahahah


Perfetto. Allora, se sei pronta, ho undici domande da farti.

Solo undici? ahahah


01 Come ci si sente a continuare a essere Marilyn Monroe

anche cento anni dopo?

È abbastanza surreale.

Ogni generazione sembra convinta di aver appena scoperto Marilyn Monroe.

Poi arriva quella successiva e succede di nuovo.

Ogni anno esce un nuovo libro, un nuovo documentario, una nuova teoria, una nuova attrice che prova a interpretarmi.

A questo punto credo di essere diventata una specie di occupazione a tempo pieno per l'umanità.

Ogni tanto qualcuno rispolvera una fotografia, un film o un vestito e improvvisamente eccoci qui a parlarne ancora.

Non mi lamento sia chiaro

Ci sono carriere che durano una stagione.


La mia evidentemente ha deciso di prendersela con molta calma. Praticamente come Beautiful.ahahah



02 Hai passato la vita a essere osservata.

Ti sorprende vedere quanto oggi tutti desiderino esserlo?

Un po’, sì.

Ai miei tempi essere osservati sembrava qualcosa di distante, quasi irraggiungibile. Hollywood costruiva intere mitologie attorno all’idea di essere visti.

Oggi invece ho l’impressione che tutti vogliano essere guardati continuamente.

E la cosa più strana è che sembrano essere contemporaneamente registi, attori e pubblico.


Ai miei tempi almeno qualcuno gridava "cut" a un certo punto.



03 La moda continua a citarti ossessivamente.

Ti sorprende essere ancora così presente?


Un po', ma credo che la moda abbia sempre avuto un debole per le donne che sembrano

appartenere a un sogno.

La cosa curiosa è che vengono copiati i capelli, il rossetto, gli abiti...

Ma raramente l'ironia.

Le persone adorano trasformare certe donne in immagini.

È molto più semplice che ascoltarle davvero.

A essere sincera, dopo tutti questi decenni di ispirazione, credo che qualche stilista dovrebbe cominciare

a pagarmi le royalties!



04 Cosa pensi vedendo il modo in cui oggi viene raccontata

la femminilità?


Che è cambiato tutto… e che in fondo non è cambiato poi così tanto!

Ai miei tempi alle donne veniva chiesto di essere perfette. Oggi forse viene chiesto in modi diversi.

Più sicure. Più impeccabili. Più consapevoli di essere osservate.

La cosa strana è che anche oggi sembra esistere ancora un modo molto preciso in cui una donna

dovrebbe apparire.

E credo che la femminilità più interessante resti sempre quella che sfugge un po’ alle definizioni.


05 Cosa pensi del l’ossessione contemporanea

per la chirurgia estetica?


Hollywood ha sempre cercato di costruire donne perfette, quindi non posso fingere di essere sorpresa.

Ma almeno ai miei tempi restava ancora spazio per qualche stranezza.

Qualche dettaglio personale.

Qualche imperfezione memorabile.


La cosa curiosa è che oggi tutti vogliono essere unici... e finiscono per assomigliarsi sempre di più.

E la cosa ironica è che anche Hollywood provava a creare donne perfette...

ma almeno ci lasciavano sopracciglia diverse.



06 Qual è il consiglio più inutile che ti è stato dato

sul costruire la tua carriera?


"Sorridi e basta."

Era un consiglio molto popolare.

Credo perché una donna che sorride viene considerata affascinante.

Una donna che esprime un'opinione un po' meno.

La cosa divertente è che dopo tutti questi anni il mondo sembra ancora leggermente confuso

quando una donna riesce a fare entrambe le cose.

Hollywood adorava le donne luminose.

Purché restassero semplici da spegnere.

E io non credo di essere mai stata particolarmente semplice.



07 Pensi che oggi il mondo sarebbe stato più gentile

con Norma Jeane?


Forse più gentile nelle parole.

Non so se più gentile davvero.

Oggi tutti parlano di autenticità, vulnerabilità, salute mentale… ma poi basta un momento sbagliato,

una cattiva fotografia o una frase fuori posto e il mondo diventa ancora molto veloce nel giudicare.

Norma Jeane è la persona.

Marilyn oggi avrebbe bisogno di un ottimo ufficio stampa e di una terapia molto costosa.



08 Diciamolo sinceramente: vedere il tuo abito storico indossato

da Kim Kardashian al Met Gala ti ha divertita o traumatizzata?


Un po' entrambe le cose.

Però devo riconoscere una cosa a Kim.

Servono parecchio coraggio e una discreta dose di incoscienza per infilarsi in un mio abito

che il mondo considera ormai iconico.

Credo che le persone continuino a sperare che certi oggetti conservino ancora un po' della magia

di chi li ha indossati.


Ma capisco il tentativo.

Anche se devo dire una cosa...

io almeno riuscivo a respirare in quell'abito. ahahah



09 Hanno passato decenni a cercare l’attrice giusta per interpretarti. Secondo te è davvero possibile “diventare”

Marilyn Monroe?


Credo che il problema sia che tutti provano sempre a interpretare Marilyn.

Mentre la parte più interessante è probabilmente Norma Jeane.

Ma capisco il fascino.

Marilyn Monroe è un personaggio che il mondo continua a riconoscere immediatamente.

I capelli.

Il vestito bianco.

Basta pochissimo.

La parte difficile però non è sembrare Marilyn.

È ricordarsi di essere Norma Jeane quando tutti continuano a chiamarti Marilyn.


10 Posso chiederti una cosa? Perché continui a parlare

di Marilyn Monroe come se fosse qualcun’altra?


Perché a un certo punto lo diventa.

Norma Jeane è la persona.

Marilyn invece è quella che entra nella stanza prima di me.

Le persone vogliono Marilyn.

Hollywood vuole Marilyn.

I fotografi, i giornalisti, il pubblico...

Tutti vogliono che io continui a essere lei.

E credo che dopo un po' anche io abbia iniziato a guardarla da lontano, come fanno tutti.

A volte con affetto.

A volte con curiosità.

Come si guarda qualcuno che si conosce molto bene...

e che allo stesso tempo resterà sempre un po' un mistero.



11 Cosa speri che qualcuno provi guardando

ancora oggi un tuo film?


Spero che vedano qualcosa di più di un'immagine patinata.

Magari un'attrice.

Una che prendeva il proprio lavoro molto più seriamente di quanto molti immaginassero.

Credo che per molto tempo sia stato più facile parlare delle mie curve che delle mie interpretazioni.

E lo capisco.

I simboli sono semplici.

Le persone molto meno.

Ma se qualcuno, guardando un mio film, riesce a vedere anche solo per un momento il lavoro, l'impegno

e la passione dietro Marilyn Monroe...

allora credo che ne sia valsa la pena.


Grazie Marilyn.

In realtà avevo detto undici domande...

Ma ne avrei ancora una.

MARILYN:

Lo immaginavo!


Quante volte al giorno ti chiedono ancora di rifare la scena

del vestito bianco?


Abbastanza da farmi desiderare i pantaloni!


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