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Quando la moda sfila verso l’inferno

  • Alessio Bruno
  • 27 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Ci sono momenti in cui la moda sembra raccontare perfettamente il proprio tempo.E poi ci sono momenti in cui decide di farsene apertamente beffa. SS26, il nuovo singolo di Charli XCX, appartiene decisamente alla seconda categoria.Già dal titolo, sembra una qualsiasi stagione del fashion calendar. Una di quelle sigle che per chi vive questo mondo evocano automaticamente passerelle, fitting, inviti, backstage e front row.

Ma basta ascoltare poche battute per capire che non siamo davanti a un omaggio alla moda. Siamo dentro una satira perfettamente consapevole.We’re walkin’ on a runway that goes straight to hell.”Una passerella che porta dritta all’inferno.E, francamente, difficile immaginare una metafora più precisa per il nostro tempo. Il video, diretto dal duo Torso, mette in scena una delirante fashion presentation ambientata a Parigi, con veri insider del sistema moda, cameo impeccabili e un’estetica volutamente eccessiva che sembra oscillare tra glamour e collasso. Ma la parte più brillante è che Charli non critica la moda da fuori. Ne è completamente dentro. E proprio per questo può permettersi di essere feroce. Il testo è quasi una confessione postmoderna dell’epoca in cui viviamo: politica trasformata in strategia di comunicazione, identità culturale ridotta a USP, scuse pubbliche scritte nelle note dell’iPhone e una sincerità disarmante: “Penso che andrà tutto bene se avrò un bell’aspetto con i vestiti.” Ed eccoci al cuore della questione. Perché SS26 non parla davvero di moda.

Parla della nostra dipendenza dall’immagine.




Carrie Bradshaw aveva già previsto tutto


Poi arriva quel momento. La caduta.E chiunque abbia una certa educazione pop la riconosce immediatamente. Il riferimento è chiarissimo: Sex and the City, episodio cult The Real Me. Carrie Bradshaw accetta di sfilare per Dolce & Gabbana, inciampa rovinosamente in passerella e resta a terra mentre le modelle continuano a camminare sopra il suo momento di umiliazione perfettamente illuminato. Una delle scene più iconiche mai dedicate alla moda.Perché non parlava solo di una caduta.Parlava della crudeltà della performance. Del glamour che non si ferma. Della perfezione che continua anche mentre tu crolli. Nel video di Charli quella scena viene ripresa quasi come un déjà-vu culturale. Solo che nel 2026 assume un altro significato.Non è più solo ironia fashion. È una metafora collettiva.Perché oggi sembriamo tutti su quella passerella. Continuiamo a produrre contenuti. A costruire versioni migliori di noi stessi. A performare opinioni.

A trasformare ogni fragilità in storytelling.E intanto il mondo, fuori campo, sembra davvero andare a fuoco.






Fashion won’t save us


La frase iniziale pronunciata da Carine Roitfeld è perfetta: Fashion won’t save us.” Esatto. La moda non ci salverà. Ma forse non ha mai promesso di farlo. La moda, semmai, ci aiuta da sempre a mettere in scena il caos con un outfit migliore. Ed è questo che rende SS26 così brillante. Perché non attacca il fashion system.

Ne racconta l’assurdità con amore tossico.Lo guarda mentre implode e, invece di allontanarsi, sceglie comunque di sfilare. In fondo è quello che la moda ha sempre fatto meglio:cadere con stile. E continuare a camminare.

 
 
 

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