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Il futuro ha cambiato abito

  • Alessio Bruno
  • 15 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Da Barbarella al programma Artemis,

quando la moda smette di immaginare il futuro e inizia a costruirlo.



Quando penso alla moda nello spazio, la mente corre inevitabilmente al cinema.

A Barbarella, interpretata da Jane Fonda nel 1968, con i suoi costumi visionari che trasformavano il futuro in un esercizio di immaginazione pop. Alle uniformi di Star Trek, ai mondi futuristici di Alien o alle visioni di 2001: Odissea nello spazio.


2001: Odissea nello spazio.
2001: Odissea nello spazio.

Per decenni lo spazio è stato soprattutto questo: un luogo da immaginare.Registi, scenografi, costumisti

e designer hanno provato a dare forma a un futuro che ancora non esisteva, immaginando come avremmo vissuto, viaggiato e persino come ci saremmo vestiti una volta superati i confini della Terra.

Anche la moda ha sempre partecipato a questo racconto.


Negli anni Sessanta, mentre la corsa allo spazio accendeva l'immaginario collettivo, stilisti come

André Courrèges, Pierre Cardin e Paco Rabanne trasformavano le passerelle in laboratori del futuro.

Le loro collezioni non raccontavano il presente. Raccontavano ciò che avremmo potuto diventare.

Tute geometriche, materiali innovativi, silhouette essenziali e una fiducia quasi ingenua nel progresso trasformavano la moda in una forma di fantascienza.


Pierre Cardin
Pierre Cardin

Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, quella fantasia sembra aver chiuso un cerchio.

Perché una delle maison più influenti della moda contemporanea sta collaborando allo sviluppo

delle tute che accompagneranno gli astronauti nelle future missioni del programma Artemis.

A prima vista potrebbe sembrare una brillante operazione di marketing.


Prada nello spazio.


Un titolo perfetto.



Ma la realtà è molto più interessante.

Quando si progetta un indumento destinato a proteggere un essere umano dalle temperature estreme

dello spazio, garantire mobilità, comfort e sicurezza, la questione non è più soltanto estetica.

Entrano in gioco ricerca, materiali, innovazione e progettazione.

Ed è proprio qui che la collaborazione tra Prada e il programma Artemis diventa affascinante.

Perché racconta l'incontro tra mondi che siamo abituati a considerare distanti: la moda e la scienza,

il design e l'ingegneria, l'immaginazione e la realtà.


"Per anni abbiamo immaginato come ci saremmo vestiti nello spazio. Oggi qualcuno sta davvero progettando quegli abiti."


Non è un caso che aziende come Axiom Space o SpaceX guardino sempre più spesso al mondo

della moda e del design.

Per queste realtà significa rendere lo spazio meno distante e più vicino all'immaginario collettivo.

Per i brand, invece, rappresenta un'occasione unica per confrontarsi con materiali, tecnologie

e condizioni estreme che difficilmente troverebbero applicazione in altri contesti.

In fondo è sempre stato così.


Molte delle innovazioni nate per esplorare il futuro hanno finito per cambiare anche il nostro presente.

Forse, a pensarci bene, non sorprende nemmeno che dietro questo progetto ci sia Prada.

Miuccia ha sempre guardato al futuro con qualche anno di anticipo rispetto agli altri. Le sue collezioni hanno spesso esplorato il rapporto tra tecnologia, funzionalità e comportamento umano, immaginando nuovi modi

di abitare il presente prima ancora che diventassero evidenti.

Questa volta, però, il futuro non sfila in passerella.


Si prepara a camminare sulla Luna.


L'aspetto più affascinante del progetto è che Prada non ha lavorato sulla parte più visibile della tuta.

Ha lavorato su ciò che nessuno vedrà mai.

Lo strato più vicino al corpo degli astronauti.


Il Liquid Cooling and Ventilation Garment di Prada e Axiom Space.
Il Liquid Cooling and Ventilation Garment di Prada e Axiom Space.

Un sistema capace di raffreddare e ventilare il corpo, far circolare acqua lungo i principali gruppi muscolari, fornire ossigeno fresco ed eliminare l'anidride carbonica, permettendo agli astronauti di operare per ore

in un ambiente dove le temperature oscillano tra estremi quasi inimmaginabili.

È forse il capo più tecnico mai realizzato da Prada.

Ed è anche il meno visibile.


Per decenni abbiamo immaginato il futuro attraverso il cinema, la moda e la fantascienza.

Lo abbiamo disegnato, raccontato e messo in scena.

Oggi, mentre l'umanità si prepara a tornare sulla Luna, scopriamo che alcune di quelle visioni

non appartengono più soltanto all'immaginazione.

Perché il futuro che per anni abbiamo visto nei film e sulle passerelle sta lentamente diventando realtà.


"Per decenni la moda ha immaginato il futuro.

Oggi contribuisce a costruirlo."

 
 
 

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