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Confessions II: il rifiuto di Madonna di diventare la nostalgia di sé stessa

Alessio Bruno
8 giu
Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 9 giu

"Stop, stronza."

È una delle ultime battute del film.


A pronunciarla è Lourdes Leon.


Poi lo schermo si spegne e resta addosso quella sensazione che accompagna la fine delle notti migliori:

non sai esattamente cosa hai visto, ma sai che non avevi voglia che finisse.

Il visual film che anticipa Confessions II non assomiglia a un videoclip tradizionale. Non racconta una storia lineare e non sembra interessato a fornire spiegazioni. Diretto dal duo creativo Torso, si muove piuttosto come un sogno. O forse come un ricordo che riaffiora seguendo una logica tutta sua.



Madonna attraversa la notte inseguita da un esercito di donne armate di videocamere e macchine fotografiche. È difficile non leggere in quelle figure un riferimento ai paparazzi, allo sguardo costante dei media e a quell'ossessione collettiva che da oltre quarant'anni accompagna ogni sua trasformazione.


Attorno a lei compaiono Kate Moss, Julia Garner, Sabrina Carpenter, Honey Dijon, Richard E. Grant, Benedict Cumberbatch e Lourdes Leon. Più che semplici cameo sembrano figure che abitano lo stesso universo, presenze che entrano ed escono dalla scena come accade nei sogni.



Le immagini si susseguono senza cercare una vera coerenza narrativa. Corpi da cui fuoriescono raggi laser, coreografie che sembrano nascere in un club per trasformarsi in performance artistiche, stanze che esistono in una dimensione sospesa tra memoria, desiderio e fantasia. A tratti il film sembra una lunga fuga attraverso l'immaginario di Madonna, un viaggio che attraversa simboli, riferimenti e frammenti della sua storia.



Il film prende forma attraverso le prime tracce di Confessions II. Brani come Good for the Soul, One Step Away, Read My Lips e Danceteria non funzionano semplicemente come colonna sonora, ma sembrano suggerire il tono emotivo dell'intera opera. Libertà, desiderio, movimento e trasformazione attraversano ogni sequenza, contribuendo a creare quella sensazione di continua fuga in avanti che accompagna l'intera visione.



Ma ciò che rende davvero interessante il film è il modo in cui dialoga con il passato.

Alcune immagini richiamano apertamente momenti iconici della sua carriera. La scena del bagno riprende l'introduzione di Into the Groove. Le stanze, i corridoi e l'atmosfera sospesa rimandano inevitabilmente a Justify My Love. Altre sequenze evocano l'universo visivo di Die Another Day e di altri capitoli fondamentali della sua produzione.


Non si tratta però di semplici citazioni nostalgiche. Piuttosto della sensazione di vedere convivere nello stesso spazio tutte le Madonne che abbiamo conosciuto nel corso degli anni. La ribelle, la provocatrice, l'icona dei club, la donna inseguita dai fotografi e quella che continua ostinatamente a reinventarsi.


Anche per questo il film non appare mai come un semplice sequel di Confessions on a Dance Floor.

Assomiglia piuttosto a un viaggio dentro l'archivio emotivo e visivo di Madonna, dove passato e presente continuano a dialogare senza mai confondersi davvero.


Forse è proprio questo che continua a renderla una figura anomala nel panorama pop contemporaneo.

In un momento in cui gran parte dell'industria musicale vive di reunion, anniversari e operazioni nostalgia, Madonna continua a comportarsi come un'artista ancora in movimento. Molti artisti della sua generazione, e spesso anche più giovani, arrivati a un certo punto della carriera scelgono naturalmente di rallentare, affidandosi ai grandi successi del passato e a quel repertorio che garantisce ancora oggi consenso e pubblico.


È una scelta comprensibile.


Anche perché l'industria musicale sembra premiare sempre più la nostalgia.

Madonna, invece, continua a cercare nuovi linguaggi e nuove forme espressive. Non sempre con risultati impeccabili. Non sempre incontrando il consenso di tutti. Ma con una libertà che oggi appare quasi controcorrente.



A sessantasette anni potrebbe tranquillamente limitarsi a celebrare il proprio catalogo. Potrebbe vivere della sua leggenda, affidandosi a quel patrimonio di canzoni che ha già conquistato un posto nella storia della cultura pop.

Invece continua a mettere in gioco quella stessa eredità ogni volta che decide di creare qualcosa di nuovo.

Più che il desiderio di rimanere giovane, quello che emerge da questo film è il desiderio di non smettere di cercare.


Per questo, alla fine, la battuta pronunciata da Lourdes Leon rimane impressa più di molte immagini.


"Stop, stronza."

Sembra rivolgersi a Madonna.


Ma potrebbe essere rivolta anche al mito, alla nostalgia, all'idea che a una certa età si debba necessariamente smettere di reinventarsi.

Eppure il film sembra suggerire l'esatto contrario.


Lo racconta attraverso le immagini, attraverso la notte e persino attraverso uno dei suoi brani più significativi,

I Feel So Free.


Perché se c'è una sensazione che accompagna questi tredici minuti è proprio quella della libertà.

La libertà di cambiare.

La libertà di sbagliare.

La libertà di continuare a cercare.


Forse è per questo che Madonna continua ad affascinare anche chi non la segue più da tempo.

Non perché rappresenti il passato.

Ma perché continua ostinatamente a immaginare

il futuro.

 
 
 

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