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NYFW SS27, cosa mi è rimasto?

Alessio Bruno
16 set
Tempo di lettura: 4 min

11 collezioni che hanno catturato il mio sguardo


Di solito, quando arriva il momento delle Fashion Week, il mio sguardo va soprattutto a Milano e Parigi. Sono quelle che seguo con più attenzione e che, forse anche per abitudine, sento più vicine.

Quest’anno però ho deciso di guardare New York con occhi diversi. Ho seguito la NYFW SS27 con molta più attenzione del solito, cercando di non fermarmi soltanto ai nomi che già conoscevo, ma lasciandomi sorprendere anche da quello che incontravo per la prima volta.


Tra le tante collezioni che ho guardato, alcune mi sono rimaste più impresse di altre. Alcune perché appartengono a designer che conosco da tempo, altre proprio perché sono state una scoperta. Soprattutto LII, che non conoscevo prima di questa Fashion Week e che mi ha fatto fermare davvero

a guardare.


Quindi no, questa non è una classifica. Anche perché non sono Miranda Priestly e, per fortuna, nessuno mi ha ancora chiesto di decidere cosa sia cerulean.


Sono semplicemente undici brand che, per un motivo o per l’altro, hanno attirato la mia attenzione.

Perché alla fine è questo che cerco quando guardo la moda: qualcosa che mi faccia fermare, incuriosire e venire voglia di guardare ancora.


CALVIN KLEIN

Il minimalismo può ancora essere sexy?

Veronica Leoni torna alle fondamenta di Calvin Klein: slip dress, t-shirt, pantaloni asciutti, giacche e silhouette pulite. Mi piace questa idea di togliere invece di aggiungere. Perché quando il minimalismo funziona davvero, non ha bisogno di spiegarsi. Lascia spazio al corpo e alla sensualità.




RALPH LAUREN

L’American dream ha ancora qualcosa da dire?

Ralph Lauren continua a raccontare la sua America, fatta di denim, sartoria e tradizione. Ma questa volta ci sono anche romanticismo, corsetti, abiti fluidi e qualcosa di più personale. Forse non serve inventare una nuova America. A volte basta continuare a guardare la propria da un’altra prospettiva.



MICHAEL KORS

La moda può essere arte?

Michael Kors porta la collezione nello Sculpture Garden del MoMA e mette in dialogo gli abiti con Calder e Carmen Herrera. Forme, colori e silhouette sembrano quasi diventare parte dell’installazione. E mi piace quando una sfilata riesce a farmi dimenticare, almeno per un momento, che sto semplicemente guardando dei vestiti.


TORY BURCH

L’eleganza può avere senso dell’umorismo?

Tory Burch parte dall’eleganza americana e la sposta leggermente. Colori, shirt dress e proporzioni più giocose rendono il guardaroba meno prevedibile. Mi piace questa idea di eleganza che non si prende troppo sul serio. Perché forse essere sofisticati non significa necessariamente essere seriosi.



CAROLINA HERRERA

Quanto può essere contemporanea l’eleganza?

Carolina Herrera ha un linguaggio che riconosci immediatamente: pois, camicie bianche, gonne importanti, rouches. Ma proprio per questo mi interessa vedere come continua a cambiare. Forse la vera contemporaneità non è dimenticare la propria identità, ma trovare ogni volta un modo diverso di raccontarla.




PROENZA SCHOULER

E se le regole non servissero?

In Proenza Schouler mi piace quella libertà molto newyorkese di mescolare cose che, apparentemente, non dovrebbero stare insieme. Giorno e sera, eleganza e quotidiano, volumi e proporzioni diverse. Senza troppe regole. E forse è proprio questo il modo più interessante di vestirsi.





ALTUZARRA

Quanto può essere sweet una ragazza ribelle?

Altuzarra guarda agli anni Quaranta, ma poi aggiunge pelle, tartan, animalier e qualcosa di più duro. Il risultato è una femminilità che non vuole scegliere tra romanticismo e ribellione. E mi piace proprio questo contrasto: una ragazza può essere dolce, elegante e decisamente poco tranquilla.




SANDY LIANG

Perché smettere di giocare?

Non conoscevo Sandy Liang prima di questa Fashion Week ed è stata una scoperta che mi ha divertito parecchio. Fiocchi, rouches e ballerine incontrano elementi più tecnici e funzionali. Mi piace l’idea che vestirsi possa ancora essere un gioco. Forse, crescendo, è proprio una delle prime cose che dimentichiamo.




AREA

Quanto può essere glamour la fantasia?

Guardando Area ho pensato che la moda possa ancora permettersi di essere esagerata. Cristalli, brillantezza, volumi e dettagli quasi teatrali. Nessuna voglia di rendere tutto più serio o minimal. Area sceglie la fantasia

e la porta fino in fondo. E forse è bello anche questo: divertirsi.



THOM BROWNE

Quanto può essere fantastica la moda?

Con Thom Browne è difficile pensare soltanto ai vestiti. La sfilata diventa un piccolo universo fatto di natura, insetti, farfalle e forme surreali. È questo che mi piace del suo modo di raccontare la moda: ogni volta sembra esserci una storia da seguire. E a volte una sfilata può semplicemente portarci da qualche altra parte.



LII

Si può avere nostalgia di qualcosa che non hai mai vissuto?

LII è stata la scoperta che mi ha colpito di più. Non conoscevo il brand di Zane Li e mi sono ritrovato davanti

a un immaginario che guarda agli anni Sessanta senza cercare semplicemente di ricrearli.

Colori, minidress, forme sportive e dettagli pop raccontano un’epoca che né Zane Li né io abbiamo vissuto davvero. Eppure la conosciamo attraverso immagini, cinema, musica e moda.

Forse è proprio questo che mi ha conquistato: la possibilità di avere nostalgia anche di qualcosa

che non abbiamo mai vissuto.




Forse quello che mi porto a casa da questa New York Fashion Week non è una tendenza precisa.

È la curiosità.

 
 
 

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